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Social Accountability Systems

La scommessa di una impresa che ha scelto di sostenere le narrazioni sociali, la valutazione di risultati non economici, la qualità del sociale e tutti i sogni di chi si impegna dentro spazi di futuro per il mondo dei ragazzi.

L’impresa sociale ai tempi della Riforma del Terzo Settore

Dal 2006, quando il decreto legislativo n. 155 (a norma della legge 118 del 2005) ha previsto per la prima volta nel nostro ordinamento giuridico la fattispecie dell’Impresa Sociale, di strada ne è stata percorsa e questa forma di imprenditoria sociale si è diffusa nel contesto socio - economico italiano assumendo una dimensione di tutto riguardo.

Nel 2017 la Riforma del Terzo Settore, con il decreto legislativo n. 112 (a norma della legge 106 del 2016), ha apportato alcune modifiche normative che ne hanno ulteriormente ridisegnato la finalità d’interesse generale, i settori d’intervento, la composizione sociale. Il 17 luglio 2018 è stato definitivamente approvato il decreto correttivo. Antonio Fici, in un interessante articolo su Vita esplicita in modo chiaro tutte le novità introdotte.

L’impresa sociale, così come definita dalla Riforma del Terzo Settore (decreto legislativo n. 117/2017), rientra nel più ampio contesto degli ETS (Enti del Terzo Settore) e comprende “tutti quegli enti privati che esercitano in via stabile un’attività d’impresa di interesse generale, senza scopo di lucro, per finalità civiche e di utilità sociale, adottando modalità di gestione responsabili e trasparenti, fornendo il più ampio coinvolgimento dei lavoratori, degli utenti e di altri soggetti interessati alla loro attività” (art. 1)

Chi può essere qualificato come impresa sociale? Per legge, le cooperative sociali acquisiscono lo status di impresa sociale di dirittto. Mentre può essere richiesto il riconoscimento da parte di associazioni (riconosciute e non riconosciute), fondazioni, comitati, società (di persone e di capitali), cooperative, consorzi.

Numerosi i possibili settori di intervento di un’impresa sociale elencati dall’art. 2 del decreto: dall’organizzazione di servizi, alla formazione, all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate e molto altro.

Uno degli aspetti più innovativi riguarda l’obbligo, per l’impresa Sociale, di redigere il Bilancio Sociale. Ciò va ad inserirsi nella necessità di attivare una gestione responsabile e  trasparente dell’impresa stessa. Sarà una sfida per molti enti, che implicherà un lavoro interno molto intenso che condurrà l’impresa a dare conto a tutti i portatori d’interesse del suo agire, non solo da un punto di vista economico, ma anche sociale. 

Tra le modifiche di maggior interesse contenute nel decreto correttivo, la previsione dell’art. 17 co. 3 sull’adeguamento alla nuova normativa da parte degli enti già costituiti entro 18 mesi (non più 12) e dunque entro gennaio 2019; inoltre, l’art. 18 riporta delle novità sul regime tributario delle imprese sociali e la possibilitaà di detrazione o deduzione del capitale investito in imprese sociali (nella misura del 30% e con tetti massimi) costituite da non più di 5 anni, a patto che l’investimento sia di almeno 5 anni.